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siamo quel che crediamo

Il pane è non è più quello di una volta, per molti e vari motivi.


Si trova con grande difficoltà, anche perché la maggior parte dei panificatori (che, per definizione, dovrebbero essere artigiani) ha deciso di ricorrere alle scorciatoie proposte dai grandi sistemi industriali, distributivi e, non ultimi, informativi: così, il pane è divenuto man mano “meno pane” e il posto del fornaio è stato assunto da procedure standardizzate su semilavorati standardizzati buoni per tutte le stagioni.


I piccoli panificatori, dagli anni ’70 si trovano sempre più isolati, col rischio concreto di dover capitolare davanti alle pressioni della distribuzione e della cattiva informazione (che coinvolge direttamente anche i consumatori, che molto spesso, purtroppo, non si rendono conto di cosa acquistano).


Se scompaiono i piccoli forni, il problema non è solamente economico: perdiamo, tutti, un patrimonio culturale straordinariamente unico, un sistema che unisce direttamente l’agricoltura alla tavola, una gamma di gusti e sapori che nessuna “macchinazione creativa” potrà restituirci.


Con oltre il 60% del grano utilizzato in Italia per panificazione e pasticceria proveniente dall’estero, con circa il 50% del pane proposto dalla grande distribuzione realizzato oltre confine dall’industria della surgelazione, con pani sfornati giornalmente freschi ma che il “giorno dopo sono sassi”, si sta mettendo seriamente a rischio uno dei grandi patrimoni italiani.

Sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni!


Tutto ciò non ci piace affatto e non accettiamo, anche per i nostri figli, che sia dissipata una risorsa così straordinaria (anche in termini occupazionali).



Per questo, abbiamo voluto, fondato ed avviato Panedieri, una speranza che in pochi mesi ha avviato una forte lievitazione.